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Piccioni

Piccioni

2 aprile, 2010  |  Pubblicato in Storie

Quel dolce faceva veramente schifo. Ma come al mio solito non avevo saputo resistere ad un invito simile: trancio + dolce + bibita a soli 3.50 euro. E così dopo il trancio di pizza freddo e senza sale e la fanta che non era nient’altro che una fanta, era arrivato il turno del dolce. Non capivo bene cosa fosse, dentro alla panetteria, ma aveva tutto l’aspetto di essere grosso, morbido e molto “energetico”. Quanto mi sbagliavo! Lì seduto su quella panchina, in una piccola piazza sperduta di Torino, ho provato ad addentarlo come farebbe Homer Simpson con una delle sue ciambelle. Il risultato però non è stato lo stesso. Quel “coso” era semplicemente un enorme biscottone giallo e marrone, duro come il cemento e ricoperto malamente di caramello appiccicoso. Come avevo fatto a cascarci?! Come poteva quel mostro risultare così delizioso dietro alla vetrina del negozio?! La mia autostima in quel momento subì una drastica caduta e l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era a come disfarmi nella maniera più utile di quel dolciume informe. Giuro che non mi è passato neanche per la testa il pensiero di gettarlo nella spazzatura. Cavolo! L’avevo pagato qualcosa come 50 centesimi, forse di più, e il cibo non si può sprecare a quel modo.

Mentre maledicevo la mia innata capacità di farmi abbindolare, un piccione arrivò in picchiata atterrando a pochi metri da me. Mi guardava spavaldo come se volesse dirmi:”Ecco, sono qui, solo la soluzione al tuo problema”. Non l’avevo mai fatto, a parte qualche briciola gettata agli uccelli nel cortile, e c’era pure una parte dentro di me che mi diceva che era sbagliato. In fondo chi è che al giorno d’oggi dà volontariamente da mangiare ai piccioni? Io ho sempre visto solo qualche barbone triste in città, o qualche bambino in piazza a Venezia. Ma non mi importava. Potevo sbarazzarmi di quel dolce e nel contempo fare qualcosa che non avevo mai fatto. Senza contare che secondo il mio modo di vedere, era pure una buona azione: invece di buttare via del cibo (per cui “Ci sono bambini che muoiono di fame in Africa” avrebbe detto mia nonna) io lo stavo usando per dar da mangiare agli uccelli. Saranno passati più o meno due minuti e quel colombo esploratore si era trasformato in uno stormo che iniziava a farmi paura. Ne avevo contati più di una ventina e sembrava stessero continuando ad arrivare. Allora per un po’ smisi di trasformare in briciole il malefico biscotto e nel giro di un minuto, i volatili si erano già dimezzati.

“Il tuo gesto è lodevole ma forse non sai che questi animali sono una piaga per le nostre città.” La voce mi arrivò da dietro alla panchina. Era un uomo distinto, sulla trentina, completo blu scuro con cravatta rossa. “I piccioni portano un sacco di malattie, sporcano e rovinano tutti i monumenti. E se non sbaglio, stai rischiando pure una multa se passa la polizia.” Per la prima volta nella mia vita, durante il rimprovero di un perfetto sconosciuto, mi sentivo stranamente calmo e rilassato. Il mio cuore non stava battendo all’impazzata come al solito e non stavo minimamente cercando qualcosa da dire. Me ne stavo zitto zitto e, a dirla tutta, continuavo a lanciare qualche briciola ai volatili. Era interessante guardarli, ne ero veramente ammaliato. Non stavano fermi un secondo e si azzuffavano per ogni singolo piccolo pezzo di cibo. Si potrebbe quasi dire che erano semplici da capire, prevedibili. Sembravano avere un unico scopo nella loro vita e per questo li osservavo anche un po’ deluso, amareggiato. Come Jonathan Livingstone quando guardava i suoi compagni. Aspettate un attimo. Compagni?! No, no, l’uomo non ha niente a che fare con i piccioni. L’uomo è di gran lunga superiore a loro, non lotta per il cibo, non porta le malattie in giro, non sporca, non rovina i monumenti e soprattutto non si ingrassa a dismisura mangiando schifezze gettategli dall’alto.

L’uomo è superiore. Proprio come quello che vicino a me in quel momento si era messo a risistemare la sua borsa di pelle. “Guarda Venezia per esempio: sai quanti soldi spendono per restaurare ogni anno i monumenti e gli edifici?! Quegli animali sono difficile da fermare, arrivano in una città e la rovinano dall’interno. E poi non te li togli più di torno perché qui trovano tutto il cibo che vogliono…” Strano! In alcuni momenti ho avuto delle difficoltà a capire di chi stesse parlando. Ma in fondo sapevo che aveva ragione, o almeno la sua parte di ragione. Eppure nel guardare quegli uccelli, a nostro modo così stupidi, goffi e limitati, io ho visto quanto nel loro essere fossero bellissimi. Essenziali e genuinamente inevitabili. Avrei potuto dare molte risposte a quell’uomo. Come dirgli che preferivo di gran lunga far sopravvivere degli esseri viventi piuttosto di qualche statua di gente morta in qualche stupida guerra. Oppure semplicemente raccontargli del dolciume disgustoso. Ma prima che quell’uomo se ne andasse, con un sorriso stampato in faccia, fiero della sua buona azione quotidiana, guardando i piccioni non sono riuscito a dire altro che: “In fondo ci sono anche loro.”

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Quando il discepolo è pronto il maestro appare.
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Yuri Ceschin nasce nel 1985 in un piccolo paese del trevigiano. Non ha ancora ben deciso cosa fare della propria vita e crede che non lo capirà mai. Fa cose e vede gente. Riunisce in questo sito tutto ciò che scrive per altri o per se stesso. Usa la scrittura per portare le persone ad una visione più ampia della realtà. continua...

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