Intervista a Salvatore Brizzi
3 agosto, 2010 | Pubblicato in Interviste | 1 Commento
Esperto di alchimia trasformativa. Partendo dallo studio dei metodi di trasmutazione alchemica delle emozioni, si occupa di trasmettere attraverso corsi e seminari i principi della creazione della propria realtà, affinché l’individuo non continui a idolatrare il Mondo come un dio onnipotente al di fuori di sé. In passato è stato direttore editoriale della rivista esoterica “Antipodi” e ha fondato a Torino una casa editrice, la Antipodi Edizioni, il cui obiettivo principe è proprio la diffusione di antichi insegnamenti atti a facilitare l’evoluzione interiore dell’essere umano. Tra i suoi titoli principali: Officina Alkemica, La Porta del Mago, Rifare l’Italia, Risveglio, Alchimia Contemporanea e l’ultimo La Sconfitta di Cronos.
Buongiorno Salvatore. Per chi ancora non ti conosce, puoi presentarti? Di cosa ti occupi?
Mi occupo di risveglio della coscienza e la forma che mi piace di più è attraverso la parola, la letteratura, attraverso le conferenze.
E come reagisce la gente a questo? Capisce di cosa si tratta?
Dal momento che le persone con cui noi abbiamo a che fare sono sempre un riflesso di noi, succede che una persona ti fa uno sguardo strano o addirittura contesta quello che tu dici e fai nella misura in cui c’è una parte di te che contesta quello che dici o fai e cerca di sabotarti dall’interno. Quello che succede a me di solito è che le persone accolgono pienamente quello che faccio e dico. Con il tempo ci si abitua comunque a parlare solo ad un certo tipo di persone e ci si abitua a parlare in considerazione esterna, cioè tenendo conto di chi si ha di fronte, di quanto in là si può spingersi e dei termini da utilizzare per essere chiari.
Dici di occuparti di alchimia contemporanea, transformativa. A cosa ti riferisci? All’alchimista medievale con la barba e l’alambicco?
L’alchimia è un percorso di trasformazione interiore della coscienza che porta a risvegliarla, visto è addormentata all’interno dei corpi, fisico, emotivo e mentale. Il mio lavoro è riuscire a facilitare questo processo nelle persone che consiste nel guardare “da fuori” i propri corpi e cominciare a disidentificarsi dalla parte materiale.
E questo percorso è lungo, difficile?
Lungo varia da persona a persona. Difficile sicuramente per definizione, perché la cosa con cui noi siamo più identificati è sicuramente la mente. Riuscire a separare noi stessi dalla nostra mente, dai pensieri che abbiamo in testa, è la cosa più difficile.
Credi che al giorno d’oggi sia più difficile che in altri periodi della storia?
Anche qui dipende dalla persona. In linea generale è più difficile perché c’è una cappa di addormentamento intorno alla Terra molto più pesante che in passato e c’è un tentativo reale di mantenere le persone addormentate. In una società tradizionale del passato si insegnava ai bambini come disidentificarsi dalla materia, era una cosa che faceva parte dell’educazione, e tutti gli ambiti della società, dall’economia, all’educazione, all’arte, diventavano vie per arrivare al risveglio delle persone. Quella attuale non è una società tradizionale perché siamo nell’ultima fase di un percorso, di un ciclo storico, e questa è la fase più pesante. Allo stesso tempo però è più facile, perché la vibrazione dell’intero pianeta si sta alzando e chi comincia a fare un lavoro su di sé sarà aiutato da questo processo. Per cui è più facile infognarsi nella materia e nei concetti mentali ma allo stesso tempo è più facile uscirne se si inizia. C’è poi più di una generazione di persone giovani per le quali è molto più facile perché istintivamente sentono già dentro questi argomenti. Solitamente nella loro vita si sveglia qualcosa e iniziano ad attivarsi, questa fase viene proprio chiamata “Attivazione”. Nella fase iniziale quello che succede è che si comincia ad incamerare un sacco di informazioni che poi vengono elaborate ed assimilate. Qualcuno è più veloce, qualcuno più lento, ma comunque avviene sempre e normalmente nelle nuove generazioni questa elaborazione è più veloce; nel momento in cui escono da un paio di meccanismi della mente si svegliano velocemente.
Come sei arrivato a questo? Quale è stato il tuo percorso di risveglio?
La fase più importante è stata una fase di depressione in cui non trovavo un significato alla vita, a quello che stavo facendo. Ho fatto vari lavori ma nessuno mi dava la soddisfazione interiore di star facendo qualcosa di utile. Questo mi ha portato ad un periodo di depressione molto forte dal quale sono uscito attraverso questo percorso di risveglio. Ad un certo punto mi sono accorto che dovevo fare qualcosa oppure sarei impazzito. Quando ho toccato il fondo ho iniziato a risalire, è una cosa tipica che succede a molti.
E hai avuto qualche insegnante, maestro, che ti hanno seguito in questo percorso?
Vari personaggi che in vari periodi mi hanno aiutato. Mai uno unico che mi abbia seguito costantemente.
In molti tuoi discorsi e scritti, tratti in modo molto naturale di magia. Che cosa intendi? Dobbiamo pensare alle magie di Harry Potter?
C’è una parte della magia che è quella dei film, quella in cui acquisisci dei poteri. Poi c’è la magia evocatoria che ti serve per richiamare entità che si trovano su altri piani e utilizzare quelle entità, o entrarne in sintonia. E poi c’è il percorso magico-alchemico, io lo chiamo così perché le due cose sono unite, ed è un percorso che ti porta ad una crescita della coscienza interiore.
Ma secondo te quindi c’è qualcosa di vero nei film che vediamo o nell’immaginario che la gente ha abitualmente della magia?
Sì, nella magia dove si parla dell’acquisizione di poteri c’è della verità, è possibile acquisire dei poteri anche senza aver fatto un particolare percorso su di sé. Quest’ultima è la parte più pericolosa della magia perché senza una crescita interiore si diventa “maghi neri”. Non c’è una crescita della coscienza ma c’è semplicemente un’acquisizioni di poteri attraverso delle tecniche, con cui puoi imparare a fare delle cose: viaggiare in astrale, influenzare gli altri, spostare oggetti con la mente, ecc. Ci sono anche ragazzini che lo fanno. Ci sono persone che sanno levitare, un esempio che ho visto io personalmente. E’ solo una questione di tecnica, apertura di certi centri del corpo, e purtroppo non è sempre abbinata ad una crescita interiore dell’individuo.


dicembre 1st, 2011at 12:53(#)
mi piace!!