Quando due è meglio di uno
28 marzo, 2010 | Pubblicato in Esegesi
Uno dei principi fondamentali che nessun cristiano si sognerebbe mai di mettere in discussione è quello di riconoscere il Cristianesimo, e di conseguenza l’Ebraismo, come una religione monoteista. D’altra parte il primo dei dieci comandamenti è conosciuto da tutti e viene recitato più o meno come “Io sono il Signore, tuo dio, non avrai altro dio all’infuori di me”. Leggendolo con attenzione, solamente quest’ultimo basterebbe per accorgersi che viene implicitamente affermato che esistono quindi altre divinità nel mondo. Secondo il senso che gli viene comunemente associato, se il Signore fosse stato veramente l’unico non avrebbe dovuto avere la necessità di specificarlo.
Questi semplici passaggi logici diventano comunque inutili se li paragoniamo alla vera natura di Dio che traspare da una lettura attenta e genuina della Bibbia. Una fondamentale differenza che il Cristianesimo ha eliminato, ma che per esempio i rabbini conoscono seppur con altri significati, è quella tra la figura di DIO e quella del SIGNORE DIO (o Signore solamente). Si può facilmente notare nella Bibbia quando viene usata una oppure l’altra; in inglese c’è GOD oppure LORD, in tedesco GOTT oppure HERR. Questi non sono solo due diversi nomi di un’unico dio, ma due entità ben distinte che hanno caratteristiche proprie e operano in modo diverso.
DIO in ebraico è ‘ELOHIYM che si potrebbe interpretare in geroglifici come “L’energia che cresce ed è sempre più in là”. E’ una parola di per sé molto strana visto che è plurale ma considerata singolare all’interno del testo, quanto ad indicare le molteplici forme di un’unica essenza. Il dio creatore della Genesi, che fa esistere il cielo e la terra, è quindi il divenire, il giungere sempre avanti, quello che noi contemporanei chiameremmo il futuro, e non certo un uomo con la barba bianca.
“E questo cosa c’entra con me?”, potrebbe chiedere qualcuno. Innanzitutto la tua realtà cambia quando ti accorgi che non è il passato a creare il mondo e a dare le vere risposte ai tuoi “perché”, ma è il futuro. Passare da una prospettiva causale ad una finalista (a che fine succede tutto ciò?) permette di rivalutare un sacco di parole e situazioni a cui non si sa comunemente dare una spiegazione soddisfacente. Perché esiste lo Stato Italiano? Perché è così importante il matrimonio? Perché ho preso l’influenza? Perché faccio un lavoro che non mi piace? Cercare le risposte a queste domande con lo sguardo rivolto al futuro permette di cogliere un senso più profondo e apre la mente per un reale cambiamento della persona.
‘Elohiym, la dimensione del divenire, il futuro, è dentro ogni essere vivente perché in ogni essere vivente è ciò che viene dopo. E’ la sua strada. Sono le sue possibilità. Sono le opere e le scoperte che farà. Perché tutto questo ogni giorno crea il mondo.
IL SIGNORE DIO è invece nella Bibbia il più conosciuto YAHWEH. In geroglifici ebraici si potrebbe tradurre come “Colui che rende visibile la vita invisibile e la blocca nella forma che le ha dato”. E’ infatti il dio che plasma concretamente l’umanità dalla polvere e, a differenza di Elohiym, è il dio del presente, dell’essere, delle cose come stanno, è “l’arconte di questo mondo” come lo chiama Gesù. Andando a leggere la Bibbia si scopre che è Yahweh che vieta all’uomo l’albero della conoscenza, che caccia l’umanità dall’Eden, che opprime Caino, che fa crollare la torre di Babele, che provoca il diluvio (mentre è Elohiym a salvare Noè), che indurisce il cuore del Faraone in Egitto e così via. Yahweh è infatti il dio dei divieti, delle regole, dei limiti che in quanto tali devono essere superati dall’uomo, una creatura che il Signore Dio ama profondamente sebbene gli provochi grandi frustrazioni e preoccupazioni. Yahweh è infatti un Dio iniziatore. Impone delle regole all’umanità perché vuole che vengano superate; solo in questo modo il mondo può cambiare, l’umanità può crescere ed evolversi in nuove forme d’essere. Lo stesso Gesù sembra spiegarlo molte volte quando dice per esempio “I peccati di questa donna le vengono perdonati, perché lei ha molto amato; chi invece ha poco da farsi perdonare, è perché ama poco”.

